Epiche Gesta nel Faerun

09 - 29 Agosto 2016 - Il ritorno dalla Torre di Luxor

Finita la scossa di terremoto e recuperato Dagamon sotto le macerie, il gruppo si rende conto della situazione: la torre è sempre più inclinata e scricchiolante mentre l’acqua sale di livello pur assestandosi ad una altezza decisamente pericolosa almeno per il piccolo Cade.
Il crollo del soffitto, dovuto probabilmente al buco creato per far precipitare lo scrigno di metallo, non ha evidenziato altre aperture nella struttura, possibili vie di fuga; non resta che ritornare nei sotterranei sperando che vi siano ancora. Cade si adopera immediatamente per rendere inerte la trappola presente nel lungo corridoio che porta alla stanza precedente a quella dal cui soffitto sono entrati. I sotterranei sembrano ancora resistere seppur le pareti risultano franate e pericolanti. L’apertura a 9 metri di altezza da cui sono entrati è decisamente più larga e comunica con l’esterno da dove una fioca luce non lascia intravedere se si tratta del tramonto o dell’alba. Poco distante, nelle altre stanze, il rumore delle acque è quasi assordante e Nandoril, per evitare di accorgersene tardi, traccia un segno sul muro per verificare il livello dell’acqua che per ora rimane costante. Cade con abile maestria riesce a lanciare una corda con rampino oltre il buco e fissarla, con buona dose di fortuna, contro qualcosa, iniziando così la scalata. Una volta su però vede dall’alto la scena in tutta la sua chiarezza. Un’enorme colonna d’acqua di 3 metri si solleva nella stanza e con un arto gelatinoso colpisce e ingloba Kael’thas che rimane morente in quel liquido per via dei successivi colpi di Cade e Dagamon che fanno riaffiorare, nella mente di chi conosce l’Aballin, che questi mostri possono essere colpiti, senza ferire l’ospite, solo da armi contundenti.
La lotta si sposta quindi su un piano più strategico e l’abile Nandoril fornisce a Dagamon due mazze dall’equipaggiamento sottratto alla torre di Koanna. Questo cambio di armi insieme ai possenti pugni di Lombas riescono a uccidere la creatura che, nonostante gli sforzi di Cade, Lombas e Nandoril continua ad inglobare il morente Kael’thas almeno fino alla dipartita dell’essere melmoso. E’ il momento delle cure e della fuga dal luogo pericolante. All’esterno il bosco, avvolto nella magica luce del tramonto, sembra come mutato in allineamento. Si odono nuovamente i canti della fauna e la stessa flora è percepita, dagli avventurieri più sensibili, come rasserenata e con un respiro diverso rispetto a quando erano entrati. Lo pseudodrago, ormai fedele compagno di Lombas, conferma l’assenza di nemici in zona nei giorni di assenza e questo permette di ripartire per Glen esausti ma senza ulteriori incontri. Questo comprende anche i cavalli e il carretto che non sono più nel posto in cui erano stati lasciati. Morti? Probabilmente trafugati, visto che non vi sono assolutamente tracce.
A Glen gli avventurieri recuperano le forze grazie alle abili doti culinarie della moglie dell’oste de “La stella cadente” e recuperano anche preziose informazioni. Un elfo dorato era passato da Glen il pomeriggio precedente o forse un giorno prima a bordo di un carretto trainato da un cavallo e insieme ad altri quadrupedi; invece il pomeriggio precedente un forte sisma era stato percepito fino a Glen, lo stesso dovuto alla rimozione del Mythal nella torre di Koanna.
Dopo una lauta colazione, pregiata nella sostanza seppur all’interno di un villaggio di poche anime, il gruppo si sposta verso Ashabenford utilizzando dei cavalli recuperati dall’amico oste. Il ritorno di mattina permette di parlare con l’elfo-albero Ryaruil che si fa custode non solo delle notizie del ritrovamento ma anche dell’equipaggiamento eccessivo degli avventurieri che si fidano di questo vecchio dall’aspetto strano ma decisamente cordiale con loro.
E’ ora di pagare un recente debito con Multhimmer, il mercante che aveva tentato di rubare denaro a Kael’thas e Dagamon. Nandoril, entra nel negozio per consegnare un oggetto maledetto rimosso a Dagamon dall’abile elfo ma l’esperienza di chi si trova a parlare con Nandoril è talmente superiore da sapere che bisogna maneggiare delle semplici e ingannevoli pietre con molta cautela. La pietra maledetta quindi non finisce tra le mani del ladro e non resta che appostarsi durante il giorno per poter così attaccare con il favore della notte.

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