Epiche Gesta nel Faerun

13 - 21 Novembre 2016 Arrivo al Monastero Montagne del Tramonto

1 Nightal

La colazione degli avventurieri a Terendur è scossa dai singulti di Tymora. La donna piange Leomorn, il figlio diciottenne scomparso in circostanze misteriose, senza segnali che ne anticipassero la scomparsa dal Villaggio, forse una fuga, come ipotizzato dalle guardie della vicina Proskur. Per la madre, che non si da pace, centra in qualche modo quel maledetto monastero che si trova ad alcune ore di strada dal villaggio di pescatori. Un luogo antico, abbandonato, che nelle leggende locali è dimora di chissà quale maledizione oscura.
Valtek è l’unico titubante del gruppo, l’idea di saldare il debito con Multhimmer è sempre più viva, al passare di ogni ora. La sua idea di lasciare stare questa sparizione, per attendere l’arrivo di Jhaer indisturbato, non trova supporto in nessun suo compagno di avventura e quindi si vede costretto a partecipare all’indagine condotta da Cade prima della partenza. Il ladro cerca indizi nei 5 luoghi della sparizione trovando solo la conferma della stessa modalità di sparizione: finestra forzata dall’esterno e nessun altra traccia. Dopo una mattina da detective il gruppo decide di partire alla volta del monastero seguendo l’indicazione di Kalem, marito di Tymora, di lasciare a Terendur i cavalli e procedere a piedi. La neve scende fresca e copiosa e la strada vero il monastero non è battuta da troppi anni.
Il viaggio dura circa 4 ore, sotto una forte nevicata che li rallenta, soprattutto per Cade vista l’altezza di quasi 50 centimetri di neve. Arrivati alla foresta, ai piedi delle Montagne del Tramonto, il gruppo riesce ad accelerare un po’ il passo grazie alle intuizioni di Nandoril. Delle erbe per componenti, divenute ormai selvatiche, lasciano intendere all’elfo che siano state posizionate in quei punti con un preciso scopo, come una sorta di piantumazione controllata appartenuta ad un passato atavico. Inoltre delle correnti di aria calda, insolite, creano come un percorso che in effetti li porta a scorgere, dopo alcune ore passate a girovagare nella foresta, le antiche mura del monastero composte da pietre adagiate con un misto di fango e terra. Ci vuole un’ora circa per liberare una porzione di muro dalle rampicanti lasciando intravedere una porzione di interno per via delle mura basse poiché crollate. Poco distante una breccia nel muro li lascia accedere tranquillamente all’interno dell’immenso cortile, dove un’aria più calda li investe improvvisamente nonostante la presenza di neve fresca. Alberi di betulle e vegetazione schiacciata dal peso della neve lasciano intravedere delle strutture lontane:
- una che potrebbe essere il monastero, molto distante;
- una più bassa che però non si riesce a scorgere per via della vegetazione e della neve;
- una piccola foresta interna vicino al monastero;
- un immenso bacino d’acqua con una struttura tipo “dolmen” che non si scorge perfettamente
- una vicina struttura, luogo in cui inizieranno la ricerca.
Questa struttura risulta essere una caserma, cioè un luogo in cui erano ospitate le guardie al servizio e protezione dei monaci. E’ un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato lentamente, come qualcosa che prima o poi invecchia e cade in disuso, triste immagine di una magnificenza che oggi non c’è più. Ogni stanza contiene l’immagine sfuocata di quelli che dovevano essere mobili e arredi, ormai corrotti dal tempo, dall’umidità e sicuramente dal saccheggio di avventurieri, passati in precedenza.
Non trovando nulla di interessante il gruppo decide di spostarsi verso il lago artificiale poco distante in cui si scoprono due cose. La prima è la presenza di alcune pozze di acido molto piccole che costano un’ustione a Valtek, mentre tenta di saggiare le acque che risultano calde e confortevoli; la seconda è la presenza di sfiati, coperti dalla neve, da cui fuoriescono a sorpresa degli sbuffi di vapore, abilmente schivati da Nandorli mentre saggia la profondità e la composizione del fondo del bacino artificiale che risulta essere totalmente fangoso.
Da questo si può sempre più dedurre che il monastero sorga sotto sorgenti calde naturali, convogliate in questo bacino artificiale le cui acque sono ad una temperatura gradevole. Probabilmente il Monastero in passato è stato un luogo in cui ritemprare non solo lo spirito ma anche il corpo, con acque calde e fanghi.
Poco distante dal lago artificiale l’immensa struttura in pietra, erroneamente scambiata da lontano per una struttura sacra, risulta essere un semplice e immenso bagno aperto. Probabilmente in passato era il luogo in cui i monaci offrivano servigi agli ospiti. La struttura non presenta neve, nonostante non vi sia un tetto ma solo mura, in quanto la temperatura e pavimentazione sono molto calde. Poco distante, in agguato sotto la neve, due Assimilatori attaccano di sorpresa il gruppo. La lotta è senza esclusione di colpi, le creature infliggono dei colpi letali e pesanti ma alla fine gli avventurieri, lavorando bene di squadra, riescono ad avere la meglio.
Prima che il buio inghiottisca completamente il monastero, riescono a scorgere la struttura bassa coperta dalla vegetazione. La strada di accesso converge verso il basso con un dislivello notevole lasciando spazio ad una struttura altissima che però si sviluppa verso il basso e sotto il livello della terra.
Al calare delle tenebre nessuna luce proviene dalle strutture e tutto intorno è silenzio, assordante silenzio.

Comments

henrydomenico henrydomenico

I'm sorry, but we no longer support this web browser. Please upgrade your browser or install Chrome or Firefox to enjoy the full functionality of this site.